Raggi Uvc, un’arma contro il coronavirus

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La tecnologia è utilizzata dalla Adp Idrosteril per le sue lampade sanificanti, ma la produzione è ferma

di PATRIZIA TOSSI

Peschiera Borromeo (Milano), 28 marzo 2020 – Raggi ultravioletti usati per sterilizzare mascherine, sanificare gli ambienti e le condotte dell’aria. La tecnologia Aersteril – progettata 50 anni fa da una piccola azienda di famiglia milanese, la Adp Idrosteril di Peschiera Borromeo – si sta rivelando un’arma potentissima contro il Covid-19. È veloce, non inquina e può risultare un prezioso alleato per ospedali e case di riposo. La produzione però è ferma perché la filiera degli artigiani dell’indotto che serve l’azienda non posso più lavorare. E i magazzini di Adp si stanno svuotando. A raccontarlo è Marcella Dal Miglio, titolare di quella che oggi è diventata un’azienda individuale.

Ci spiega quali sono i vantaggi dei raggi ultravioletti?
“La tecnologia Aersteril utilizza i raggi UVC, una gamma di ultravioletti a corta lunghezza d’onda. Ci sono studi scientifici che dimostrano l’alto potere sterilizzante, tant’è che si usano per sterilizzare sale operatorie, sanificare le condotte dell’aria condizionata, dove si annidano virus e batteri, acqua e superfici di ogni tipo attraverso delle lampade a raggi ultravioletti. Cinquant’anni fa mio zio ha progettato Aersteril, negli anni ’60 veniva usata nelle scuole di Milano per proteggere i bambini dalle malattie virali”.

L’idea è nata da suo zio, ma in questa emergenze lei ha fatto qualcosa di più: ce ne parla?
“Ho costruito un armadio dotato di lampade a raggi UVC per uccidere il virus e una fonte di ozono che serve a penetrare i tessuti: il prototipo lo voglio regalare all’Ospedale Sacco, ma tutto il personale che è in trincea ne avrebbe bisogno. Basta posizionare mascherine e camici sui ripiani, accendere l’interruttore in cinque minuti è tutto sterilizzato. Ed è ecologico: tutti i prodotti chimici che oggi vengono usati in modo massiccio per sterilizzare stanno finendo nell’ambiente, dopo l’emergenza dovremo occuparci anche dell’inquinamento.

La produzione è ferma: perché?
“Ho il magazzino vuoto: io produco lampade, ma tutto il resto – viti, metallo per l’armadiatura e i supporti e tutto il resto – lo acquisto da altri artigiani. Con il mio codice Ateco posso lavorare, ma loro no. Per creare l’armadio per il Sacco, sono dovuta rivolgermi a un’azienda di materiale antincendio e per il resto ho usato le rimanenze di magazzino. Mi sono rivolta a tutti per sbloccare la situazione, dalla Regione alla Prefettura, ma ho trovato solo porte in faccia. È assurdo che i medici vengano costretti a lavorare un quelle condizioni, quando si potrebbe fare molto a impatto ambientale zero”.

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